Elevator Pitch
L’incontro da cui tutto è cominciato.
18 Ott, 2025
Ottobre 2024.
Una valigia sempre pronta che, proprio a metà ottobre dello scorso anno, tra varie migrazioni, mi ha portato a Francoforte per il Festival del Libro (Buchmesse).
Entusiasta, mi imbarco su un volo che precedeva l’alba milanese per scorgere il sorgere del sole con il naso incollato al finestrino ed il cuore sempre più leggero.
(Dicono sia ciò che succede a chi si avvicina, fino a sfiorarli, ai propri sogni).
Mi accoglie una Francoforte umida di pioggia. Se avessi voluto il sole sarei tornata a casa, in Sicilia – penso, decisa a non farmi vincere dalla meteoropatia.
E poi un incontro. Sul treno che collega l’aeroporto al centro città, un uomo si siede accanto a me.

<<Sono un giornalista>> si presenta così. La Professione prima della Persona, capisco l’ordine delle sue priorità.
Aveva l’aria stanca ma l’incedere sicuro. <<Sto rientrando a casa per qualche giorno di vacanza da Kiev. Sai, la guerra…Ucraini, Russi>>.
<<Sì, certo>> rispondo io – sentendomi piccola con la mia gioia incontenibile.
<<E tu, tu cosa fai qui, a Francoforte?>>
<<Io – quasi balbetto, come a volermi giustificare per essere lì senza aver sofferto uno scenario di guerra o forse per averne combattuta una di cui pochi sono a conoscenza – io ho scritto una cosa e sto cercando qualcuno a cui possa interessare>> rispondo fingendo un po’ di convinzione.
<<Amazing>> mi dice lui con un forte accento tedesco. <<Facciamo un gioco, fai finta che io sia la persona che stai cercando e prova a convincermi in 60 secondi – Let me hear your elevator pitch>>
Soppeso rapidamente rischi e benefici della circostanza e complice le poche ore di sonno, l’euforia di essere lì con il mio sogno in tasca e l’alba vista in quota, mi decido a provarci.
<<Ok, let’s do it>>
Dura più di 60 secondi, contravvengo alla prima regola. Quel discorso appare stentato, forse troppo emotivo.
Arriva precisa, netta, forse un po’ brutale: la stroncatura.
<<Devi fare pratica, altrimenti nessuno ti prenderà sul serio e rimarrai soltanto l’ennesima ragazza traumatizzata>>.
Traumatized. Girl.
Questo l’ordine delle sue parole.
Ci congedammo di lì a poco, con lui che, premuroso, voleva assicurarsi che fossi al sicuro nel centro di quella città che “…becomes really dangerous at night, especially for a girl like you”.
Insomma, non le premesse migliori per dare corso al mio proposito – state pensando voi a questo punto del racconto.
Sliding doors, così insegna la vita.
Infatti Tu, caro giornalista, non potevi immaginare che per quella Traumatized girl, un viaggio meraviglioso sarebbe iniziato proprio da lì.
Da quell’ Elevator Pitch stentato, da quella città che ha costruito ponti.
Che ne pensi?
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Ho letto incollata alle righe…ora aspetto trepidante il seguito…
Presto la seconda parte!