Rafa, Alcaraz e la magia del Tennis targata Netflix

Rafa, Alcaraz e la magia del Tennis targata Netflix

25 Giu, 2026

“Ciò che mi appassiona oltre la scrittura ma che, in ogni caso, mi riporta ad essa. Di sport, di moda, di tutto ciò che mi completa.”

ed il perchè, nonostante l’orgoglio italico, il nostro cuore parla spagnolo.

Tra di noi lo chiamiamo il quarterly meeting. Un copione che si rinnova identico a se stesso: scegliamo un giorno nel trimestre successivo a quello del nostro ultimo incontro e blocchiamo le agende per una pausa che non si esaurisce mai nell’arco delle due ore inizialmente programmate.

Mangiamo, io lentamente e lui con una foga inaspettata per un uomo dal temperamento così mite e parliamo della nostra più grande comune passione: il tennis.

Commentiamo i tornei che abbiamo guardato. Separati, certo, ma nella consapevolezza che i nostri occhi fossero sincronizzati sulle stesse azioni di gioco. Ironizziamo su tutti gli appassionati di tennis dell’ultim’ora: quelli che credono di conoscere questo sport crudo, impietoso e stupefacente per il fatto di aver visto in televisione la finale di Wimbledon vinta da Sinner ma che non sono mai rimasti ipnotizzati da una partita di Pete Sampras e, certamente, non avevano il poster di Patrick Rafter nella loro cameretta.

Li snobbiamo questi tifosi dell’oggi. Come se considerassimo il tennis un bene scarso, appartenente solo a coloro che ne conoscono i fondamentali e, elemento ancora più importante, inorridiscono al solo parlare di padel.

Ecco, solo loro sono ammessi al nostro tavolo.

Le nostre analisi non sempre ci vedono concordi e, a memoria, solo su un aspetto non abbiamo mai avuto la minima divergenza: decretare che il più grande – a dispetto dei record e dunque non secondo un dato oggettivo – sia stato Roger Federer.

L’unico aspetto che, però, da ieri non è più tale.

Infatti, quasi con pudore o nel timore di confessare un peccato simile alla blasfemia, gli ho rivelato una verità cocente. Il mio cuore batte in spagnolo. Una passione – la mia – che non nasce come un’erba spontanea ma che è stata strategicamente installata dentro di me per mezzo di quella diabolica ma riuscitissima operazione di marketing che sono le serie Netflix.

In principio era stato “A mi manera“, protagonista il murciano Carlos Alcaraz tutto genio e sregolatezza, ad aprire una breccia nella mia incrollabile fortezza di tifo verso il compassato dalla teutonica cadenza Jannik Sinner. Lo spagnolo, con la sua acne post-adolescenziale, i party ad Ibiza e l’onnipresente grande famiglia, è riuscito a trasmettermi una forza nell’affermare la propria identità e visione verso il tennis che va ben oltre la sua giovane età.

Operazione ancora più riuscita è stata quella di “Rafa”, serie uscita lo scorso 29 maggio e che, per poco più di 4 ore ha nutrito gli appassionati del magico trio Federer – Nadal – Djokovic.

Rafa” è un elogio estremo alla sofferenza, al sacrificio che diventa annullamento, alla mentalità di quel “un poquito mas” che si trasforma in “tutta la mia vita è condensata in questo obiettivo e, dunque, l’obiettivo è la mia vita”. E noi spettatori soffriamo con lui, sentiamo quasi il suo dolore sulla pelle e siamo in tensione di fronte ai verdetti medici che sembrano più delle sentenze di condanna che dei responsi da accettare con lucidità.

Quello che prima era solo un grande campione, l’eterno rivale del tuo mito, diventa un esempio di forza incrollabile.

E quello che prima era solo colui che provava ad insidiare il primato del più grande tennista della storia italiana, diventa quel famoso “malessere” di cui prima o poi siamo tutte vittima. A prescindere dall’età.

Allora, per ristabilire gli equilibri e riportare in auge lo spirito patriottico non resta che fare una richiesta: “vi preghiamo, caro Netflix, facci scattare l’empatia verso il nostro Jannik”.

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