“Marta in Paris”
Le cinque verità sulla vita di un'expat a Parigi e...
14 Gen, 2026
Le cinque verità sulla vita di un’expat a Parigi e cosa non funziona della celebre serie Netflix
Ebbene sì, dopo anni di feroce resistenza ho ceduto alle pressioni: ho guardato “Emily in Paris”. E, non volendomi risparmiare alcuna sofferenza, non mi sono fermata alla prima stagione ma, come fosse una medicina amara da trangugiare il più rapidamente possibile, le ho viste tutte.
Cinque stagioni, cinquanta episodi, millecinquecento minuti di pura tortura.
Volendo giustificare questo spropositato investimento di tempo, proverei ad iniziare da quel che di positivo ho trovato in questa serie, riassumibile – essenzialmente – in due aspetti: l’eterna bellezza di Parigi e l’invidiabile guardaroba della protagonista.
Nulla da eccepire, dunque, sulla fotografia e sul gusto impeccabile della protagonista di questa fortunata serie. Due aspetti rilevanti – certo – per la riuscita della serie ma che, di per sé, non mi sembrano abbastanza per spiegare il successo tributato alle avventure della giovane Emily.
Ma, prima ancora che per Emily, Parigi è stata teatro di scoperta e meraviglia per milioni di giovani donne a cui la capitale francese ha riservato un trattamento ben diverso da quello che vediamo scorrere stagione dopo stagione, storcendo il naso ma tenendo gli occhi incollati allo schermo. E tra quelle giovani donne, fatalità, possiamo annoverare anche una Marta appena ventenne.
Per dare un po’ di giustizia a quella Marta che guardando Emily si chiede se la Parigi vissuta da quest’ultima non sia anche essa il frutto dell’intelligenza artificiale, ho deciso di svelarvi le cinque verità su Parigi che – certamente – non potrete riscontrare nella serie.


- A fare il lavoro di Emily, con la seniority di Emily, a Parigi faresti la fame. 471 euro, esattamente a tanto ammontava il mio stipendio mensile da stagista, nel dipartimento marketing di una multinazionale a Parigi. Una cifra che, non consentendomi di pagare nemmeno il costosissimo affitto di una stanza, figurarsi se avrebbe consentito lo shopping compulsivo di cui sembra vittima la stilosissima Emily.
- Il commuting è estenuante. Che sia Londra, Roma o Parigi, le grandi capitali soffrono tutte del medesimo problema: gli spostamenti casa-lavoro sono lunghi ed estenuanti. La mia sveglia suonava alle 6 tutte le mattine e 1h e 30 era il tempo medio di percorrenza del tragitto che mi separava dalla porta di casa all’incontro quotidiano con i colleghi.
- A Parigi si lavora tanto. Avete presente tutti quegli eventi, occasioni di socialità, colazioni interminabili che sfociano in pranzi di cui è piena la serie? Ebbene, nulla di tutto ciò è parte del quotidiano della “Corporate life“. Dimenticate le uscite costanti e l’agenda da riempire: se non bastasse la ragione economica di cui al punto 1, sappiate che – semplicemente – il vostro tempo sarà assorbito dal lavoro.
- L’impatto con i parigini nasconde un esito incerto. Per quanto durante la mia esperienza abbia amato la cultura francese, non posso nascondere che il trattamento dei parigini non sia sempre stato dei migliori. Indifferenza di fronte alla prima parola mal pronunciata ed un sorriso di compassione davanti ai numerosi tentativi di abbracciare la “vie Parisienne” è ciò con cui, più di una volta, mi sono trovata ad avere a che fare.
- Ultima ma non meno importante: la dating-scene di Parigi è pessima esattamente come quella di altre città simili. Emily in Paris vi farà credere che ad ogni angolo sarà possibile imbattervi in un tenebroso chef francese, in un “man in finance” spedito direttamente da Londra, in un affascinante imprenditore italiano dal sorriso caloroso e perfino, in un romantico ambasciatore americano. La verità? A meno di colpi di scena, la cosa più probabile sarà essere quella di essere abbordate fuori da un café con la scusa di una sigaretta.
Ciò detto, Paris, Je t’aime!
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Wow!!!!
EmilyVsMarta.
Finzione e realtà.
Mi è piaciuto un sacco!
Come sempre ottima scrittura, stavolta un pò più tagliente!
Per il tema di oggi ho scelto un registro diverso, più leggero e forse per questo risulta più tagliante!
Nella sfida EmilyVsMarta, la prima vince a mani basse…soprattutto sul guardaroba! 🙂
Le verità che fanno aprire gli occhi. Tutta la criticità, sottile ma necessaria, all’immagine distorta mostrata nella serie.
Un articolo pieno di leggerezza ma scritto da una donna coi piedi per terra 😉
Credo sia giusto mantenere un giusto equilibrio tra l’immagine edulcorata dei film e la realtà che – come sappiamo – è ben diversa da quanto ci viene mostrata sullo schermo. Io ho provato a farlo! Grazie delle tue parole 🙂
Mi piace la tua sottile ironia!
Grazie! Cercherò di scrivere più spesso articoli che facciano uscire questo aspetto della mia scrittura!
Brava! Contenuto intelligente, ironia elegante !
Grazie Cara Paola! Intelligenza, ironia ed eleganza…felice che tu abbia colto tutto questo!
Perfetto…avevo mezza intenzione ma dopo aver letto, evito. 😂. Tra le città in cui fare il commuter è estenuante aggiungerei Milano e il suo hinterland.
Non posso che concordare, Parigi è una meraviglia…ma meglio se in vacanza! Milano, un po’ più semplici gli spostamenti ma manca di tutta quella bellezza!
Ironica ma sempre elegante! Si percepisce che è scritto da chi Parigi l’ha vissuta davvero, nel bene e nel male! Niente finzioni, solo realtà raccontata con stile. Brava come sempre ❤️
Parigi la si ama a prescindere, difetti inclusi…uno sguardo alla realtà però non guasta. Grazie di leggermi <3
I soliti luoghi comuni.Sembra che a Parigi si possano realizzare tutti i sogni…L’unica certezza è la bellezza della città…
Nessuna città è priva di contraddizioni e Parigi, ne ha moltissime! Ma rimane la sua inconfondibile bellezza!
Bella esamina! Per fortuna i parigini sono un pochino cambiati da allora essendo una città più internazionale, ma sempre comunque antipatici riconosciuti come tali anche dagli stessi francesi 🤣. Concordo sul giudizio di mediocrità della serie vista facendo più volte skip ahahah, sei stata fin troppo gentile dicendo che ha due qualità: la bellezza di Parigi è indiscutibile, gli outfit di Emily urlano spesso americanata soprattutto nelle prime serie.
Qualcosa bisognava pur salvare 🤣 e se su Parigi non si discute, sugli outfit devo ammettere che, nonostante qualche palese eccesso (americanate – come dici tu), nel complesso mi sento di promuovere anche quelli!