Il mio BookPride
23 Mar, 2026
Marzo 2026
E’ calato il sipario sul mio primo BookPride milanese vissuto da autrice e, prima di voltare pagina, vorrei soffermarmi su alcune cose che ho amato molto e su altrettante che, invece, non mi sono proprio piaciute.
Premessa: Milano è una piazza complessa, diversa dalle altre ed il mondo dell’editoria non fa eccezione. Almeno questo è ciò che mi dice chi questo mondo lo conosce molto meglio di me.
Partiamo proprio dal clima, dall’atmosfera respirata in questi giorni. Book Pride è stata accolta dai milanesi in modo tiepido, quasi con diffidenza. Un’atmosfera che è sembrata riscaldarsi solo al termine del weekend come se, alla celebrazione dell’entusiasmo dell’inizio, si preferisse il sollievo di essere giunti “alla fine della fiera”.
Tra i commenti, il più gettonato era il solito, laconico “Eh, ma a Milano si lavora il venerdì”. Non vorrei dare una notizia sconcertante ma il venerdì si lavora ovunque, non solo a Milano e le fiere si fanno comunque. Anzi, in alcune città – Londra, ad esempio – la fiera del libro si svolge interamente durante i giorni lavorativi della settimana.
Questi londinesi sfaticati…direbbero loro.

E, se è pur vero che i protagonisti dovessero essere i libri ( e lo sono stati), lo è anche che – a mio avviso – una fiera dovrebbe cercare di offrire opportunità più ampie di intrattenimento, magari invogliando i visitatori a fermarsi il più a lungo possibile e – perchè no – a tornarci.
Obiettivo fallito, a mio parere.
Sguardi disorientati, corpi che zigzagavano tra uno stand e l’altro, alla ricerca di quel titolo noto, che, editoria indipendente a parte, è possibile trovare in tutte le librerie.
Cosa è mancato? A mio parere, la curiosità verso la vera novità, la volontà di dare risalto a quelle piccole, talvolta micro realtà che accolgono ciò che gli altri, spesso troppo attenti a logiche che poco hanno a che fare con la scrittura, quella vera, senza ghost writer o – ancor peggio – l’uso dell’intelligenza artificiale.
Invece, cosa ho amato di questo Book Pride? Ovviamente, l’affetto che ho percepito verso il mio libro, Le Strade Sbagliate, che ha conquistato il favore e spero presto anche il cuore di nuovi, appassionati lettori.
Raccontarvi di lui, del romanzo, dirci de “le strade sbagliate” che ciascuno di noi sente risuonare dentro di sé, guardarci con sguardi emozionati, talvolta occhi lucidi, fa parte di quello spettro di emozioni che continuo a portare dentro di me per giorni, ben oltre – quindi – dello spazio di qualsiasi fiera.
Grazie a tutti coloro che lo hanno scelto e facendolo gli hanno regalato una nuova vita. Quella che aspetta ciascuna cosa molto amata e che viene tramandata per continuare a vivere oltre lo spazio ed il tempo.
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