Tre (e no, non è il numero perfetto)
19 Giu, 2026
Giugno 2026.
Non parlo spesso di attualità.
Non lo faccio per ciò che la scrittura rappresenta per me: uno spazio senza tempo dove lascio fluire le emozioni da cui mi sento attraversata.
Spesso, a dispetto o nonostante la realtà che ci circonda.
Questa settimana, però, l’attualità si è resa protagonista di un fritto misto di sentimenti da provocarmi l’urgenza – parola quantomai abusata in questi contesti – di affidarmi al mio mezzo preferito per sciogliere i nodi che provo.
Tre fatti, riportati nell’ordine in cui li ho colti, che seppur apparentemente scollegati tra loro sono – in realtà – l’espressione cruda del racconto del modo in cui la società italiana percepisce le donne.
- La chat “Ticinese Staff” e la continua “oggettualizzazione” del corpo femminile;
- Il Generalissimo ed il termine “Femminicidio”;
- L’oblio in cui cadono scrittrici e poetesse, perfino quelle decorate.
Si capirà bene che questi fatti differiscono per gravità e peso specifico. Ma, siamo davvero sicuri sia realmente così?
Possiamo concordare sul fatto che pubblicare su una chat composta da un manipolo di trogloditi delle immagini di donne, catturate per uno scopo che avrebbe tutto a che fare con la sicurezza sui mezzi pubblici (spesso sbandierata in modo propagandistico proprio in favore di quelle stesse donne così platealmente umiliate) e nulla con il becero maschilismo e l’ignoranza più bieca possa essere ben più sconcertante del fatto che, per l’ennesimo anno (credo il conto si sia ormai allungato a 27) le tracce della prima prova scritta dell’esame di Maturità siano colpevolmente prive di una voce femminile su cui invogliare i giovani a riflettere.
Ma, di nuovo, è davvero così?
O, forse, stiamo parlando dello stesso fenomeno analizzato partendo da due punti di osservazioni diversi?
Tendo a pensarla così: entrambi soffrono del medesimo comune denominatore, il ruolo della donna.
E no, non è goliardia.
Non è un’innocua chat privata tra colleghi di lavoro.
E’ violenza. Travestita, coperta dalla Cultura del Branco ma sempre e, comunque, violenza contro le donne.
Figlia della medesima società che pone nel dimenticatoio decine di straordinarie penne femminili a favore di altrettanto bravi autori maschili di cui però si è detto e scritto fin dalla notte dei tempi.
La stessa cultura che non valorizza il pensiero delle donne, togliendo legittimità all’importanza che rivestono nella società, finendo per renderle oggetti alla mercé di uno squallido cameratismo.
E finiamo con lui, il Generalissimo, colui che propone di abolire il reato di “Femminicidio” al grido di “…e se poi muore un migrante come lo chiamiamo?”
Ce lo dica lei, come vorrebbe chiamarlo. Mentre noi magari ci occupiamo – se concesso – di continuare ad esistere.
Che ne pensi?
Lascia un commento qui sotto!
Bisognerebbe togliere visibilità a chi rappresenta un vero pericolo per la democrazia,che incita all’odio sociale e che considera le donne subalterne agli uomini.Tutto il resto ahimè è il frutto del degrado , dell’ignoranza in cui viviamo e le donne sono le prime a farne le spese in ogni ambito.
Ben detto!Purtroppo siamo di fronte ad una deriva che abbraccia tutti i contesti: dalla politica alla cultura fino al senso civico.
Un pezzo forte, potente, è il grido di tutte noi che portiamo dentro e che ancora non riesce ad avere il suo esito nella nostra società, purtroppo.
Usare la nostra voce, sempre! Anche per tutto coloro che non hanno i mezzi per farlo o ne sono state completamente private.
Un pezzo potente, forte, un grido che viene da tutte noi e che è ancora necessario nel 2026…
Riusciremo mai a farci Sentire?
Condivido la tua analisi.Complimenti per la scrittura,diretta efficace chiara
Grazie, Lisa. Essere efficaci quando si tratta temi così delicati è una condizione fondamentale!