L’esilio e le lezioni dal fallimento – la recensione

L’esilio e le lezioni dal fallimento – la recensione

11 Giu, 2026

“Tutto ciò che incontro (una persona, un libro, una storia, due occhi) e che si annida proprio lì, proprio solo dove le parole riescono ad arrivare. Nella convinzione che solo scrivendone alcune cose siano in grado di prendere una forma o, forse, un senso.”

“Mettiamo alla prova le nostre idee confrontandole con quelle degli altri. Apriamoci alla possibilità di avere torto. Soprattutto, dopo un fallimento prepariamoci sempre a ricominciare da capo. A volte la vita colpisce duro. Non perdete la fiducia.”

Si chiude così, con le parole che lo stesso Steve Jobs pronunciò rivolgendosi ai neolaureati della Stanford University nel 2005, il libro che ha avuto l’arduo compito di farmi ricredere sulle biografie.

O forse no.

Perchè “L’esilio” di Geoffrey Cain, edito nella sua versione italiana da Egea che regala ai suoi lettori non solo una magistrale traduzione ma anche un ricchissimo saggio di Diego Piacentini, più che essere incasellato all’interno del genere biografia, è un’opera che vuole uscire dagli schemi preordinati facendosi ricordare come la storia che mette in luce uno Steve Jobs nei suoi anni più tormentati, ma anche come la cronaca appassionante – dal ritmo quasi giornalistico – che scandisce i successi e, soprattutto, le sue cadute e l’archivio storico di battute, confessioni e persino litigi di quanti ne hanno incrociato il cammino.

Quando ne ho iniziato la lettura, una domanda continuava ad assillarmi: cosa ci sarà ancora da dire su un uomo su cui si è scritto tantissimo? La risposta, come sempre, l’ho trovata tra le pieghe del libro.

L’esilio, infatti, non parla di Steve Jobs ma racconta di noi. Lo fa servendosi di una figura tanto amata quanto temuta, tanto idolatrata quanto, almeno nei 12 anni che sono il cuore dell’opera, derisa.

Abbandonare lo scetticismo sulle biografie e scoprire così che, in certi casi, uscire dalla propria zona di comfort significa immergersi in letture che pur apparendo distanti da noi, finiscono per arricchirci più di alcuni romanzi sui quali avevi riposto non solo tutta la tua fiducia ma anche tutto il tuo cuore.

Nei fallimenti di Jobs ho scorto molte delle motivazioni che mi hanno portato a perseguire la scrittura come strada maestra. Nei suoi rovinosi tonfi, seguiti da sempre più spettacolari rinascite, ho ritrovato molti degli slanci che mi hanno accompagnata in un percorso che, seppur accidentato, si è rivelato più intenso di quanto io stessa potessi sperare.

“Essere licenziato da Apple è stata la cosa migliore che potesse capitarmi” – dirà lui stesso anni dopo aver trasformato quella apparente sconfitta nel motore di un’ambizione che, perdendo quella che gli antichi greci avrebbero definito hybris (ὕβρις) – tracotanza, si è trasformata nel corso degli anni in una placida consapevolezza. Del suo valore e, ancora di più, di quello delle persone di cui con fiducia, ha scelto di circondarsi.

Intrecciare il mio vissuto a quello dell’eroe, del protagonista è ciò che più mi appassiona di ogni storia ed è per me, il valore incontrastato di questo libro: avvicinare il lettore ad una delle più grandi leggende mai esistite, rendendola umana e per questo, capace di suscitare un senso di riconoscibilità che conduce alla più profonda empatia.

Il fallimento è quindi interpretato come la più grande occasione di riscatto e quello che sembrava destinato a rimanere un esilio dall’esito infausto, assomiglia ad un viaggio in mare – quello della start-up NeXT – che tra strategie naufragate, bruschi cambi di rotta e vortici inattesi, culmina in una insperata e salvifica rinascita.

Quali gli ingredienti della svolta decisiva? Ancora una volta arriva in soccorso la letteratura con la celebre citazione “nessuno si salva da solo”. La chiave: l’altro. L’amore dell’altro e per l’altro. L’ascolto, soprattutto quello.

Proprio quest’ultimo, fondamentale tassello mi ha ricordato qualcosa…ancora un parallelismo con un romanzo, il mio, che pur nell’ordinarietà dei suoi personaggi, racconta la straordinarietà della rinascita dopo il fallimento.

E, se è vero che sono i libri a scegliere noi e non il contrario, sono grata a chi mi ha fatto conoscere questa storia che mi ha raggiunto proprio laddove custodisco le cose più belle. D’altronde, lo ha detto anche Steve “Non sai mai quali incontri cambieranno la tua vita.”

Ed io preferisco continuare ad abbracciare l’incertezza della scoperta, anche quella di un libro.

Perchè, parafrasando quell’espressione a cui ho fatto ricorso più volte, “Quando vuoi che qualcosa sia un segno, ogni cosa sembra lo sia”.

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2 thoughts on "L’esilio e le lezioni dal fallimento – la recensione"

  1. Rossella ha detto:

    La 5° delle regole d’oro giapponesi (Shinken) afferma ‘L’esito non dipende tanto dalle nostre capacità, ma dalla nostra facoltà di utilizzarle nel migliore dei modi’.

    1. Marta Cantarella ha detto:

      Non conoscevo queste regole e sono andata a leggerle tutte!Grazie dell’ispirazione!

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