Le Catene del Mare – L’ipnosi
14 Lug, 2026
Disclaimer: questa non è una recensione di un libro.
Perdonatemi, comprendo non sia il migliore degli incipit e, forse, tradisco anche qualche aspettativa.
Ma ho imparato che la scrittura, come tutto ciò che prima che passare dalla mente scaturisce da un piccolo anfratto all’interno del nostro corpo, non ammette forzature. E allora, nel dirvi di questo romanzo, non userò nessun tecnicismo o costrutti di maniera. Non seguirò alcun decalogo previsto per la “recensione perfetta”, non li conosco.
“Le catene del mare” di Ioanna Karistiani, premiato come miglior romanzo greco nel 2007, racchiude tutto ciò che amo della letteratura: la parola come espressione massima dei sentimenti. Il lettore, fin dalle prime pagine, viene risucchiato dai sensi di colpa del comandante Mitsos Augustis, schiacciato dalla responsabilità di aver abbandonato la famiglia per trascorrere una vita in mare, sensi di colpa, però, mai abbastanza forti da spingerlo a fare ritorno nella patria lasciata oltre mezzo secolo prima.
Nemmeno l’amore per la bella e vitale Litsa, conosciuta in gioventù e dalla quale più del vincolo matrimoniale, sono state proprio quelle catene del mare a tenerlo lontano, riuscirà a placare la sua brama di farsi avvolgere dal dondolio delle onde e cullare dallo swell dell’oceano.
A riportare l’intrepido Mitsos sulla terra ci penserà così un’infermità tenuta abilmente celata ed una figura inaspettata, proveniente da quello stesso passato dal quale il comandante sembra disperatamente orientato a fuggire. Una figura che muoverà dall’astio al perdono, compiendo un cammino che solo le tormente in mare aperto possono ispirare.
Una trama chiara ed asciutta, intessuta da una prosa densa ed elegante, dalla quale è difficile staccarsi. La narrazione dell’inganno di Mitsos è interrotta solo dalla lucidità straziante di alcuni brani nella forma di lettere mai spedite e per questo immortali di cui è autrice Litsa che, nemmeno a dirlo, conquista fin da subito il ruolo del mio personaggio preferito.
La nostra vita è piena di tutto quello che vorremmo accadesse e che alla fine non accade, non si degna di accadere. E, poi, Soltanto le donne alla ricerca di uomini capaci di dire esclusivamente quello che loro vogliono sentirsi dire non sono curiose dei maschi e, ancora, amare significa sapere di poter contare su una persona. Per me non c’è problema, sia che vieni sia che non vieni. Sono solo alcune delle frasi che mi hanno tenuta incollata, riuscendo a destarmi solo il sentore salato di una lacrima che mi rigava il viso.
“Le catene del mare” è uno di quei rari libri la cui lettura ti porta ad essere nel momento presente, con ogni senso all’erta, pronto a cogliere ogni sensazione scaturita da quella connessione così profonda e, contemporaneamente, in una dimensione totalmente estranea allo spazio circostante in cui si è portati ad essere un tutt’uno con il libro.
Un incantesimo destinato a perdurare oltre quell’ultimo segno di punteggiatura che sancisce la parola fine.
Quando ti imbatti in un romanzo così, infatti, capisci perché, a volte, sono proprio le storie d’amore più belle quelle destinate a finire.
Riguardati, sia che torni sia che non torni.
Un ringraziamento speciale al traduttore Maurizio de Rosa a cui sarò sempre grata per questo capolavoro dal neo greco all’italiano.
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