“La lucha de uno va a ser la victoria de muchos”
Ritratto del Venezuela
4 Feb, 2026
Febbraio 2026.
L’anno si è aperto con una notizia sensazionale. Le bombe su Caracas e la cattura del Presidente Maduro, opera degli Stati Uniti d’America. Immagini, istanti di cui ogni mezzo di informazione si è impadronito. Finalmente, il Venezuela tornava alla ribalta delle cronache.
E oggi?
Oggi, proprio quando i riflettori sembra si stiano spegnendo nuovamente, arriva a squarciare il velo dell’indifferenza una testimonianza, potente e delicata, come solo parole autentiche sanno raccontare.
La storia di Luis è iniziata molto prima del momento in cui l’aereo che da Caracas lo conduceva a Madrid si librasse in volo. Un viaggio di sola andata, al momento. Sarebbe rimasto tale ancora lungo se, invece, non si fosse riaccesa in lui la speranza.
Quando abbiamo iniziato questa chiacchierata, l’intenzione è stata evidente fin dalle prime battute: nessuna volontà di schierarsi, applaudire un’azione rispetto ad un’altra o farsi sopraffare da facili entusiasmi. Solo il desiderio, schietto e sincero, di raccontare cosa ha significato quella notte del 3 gennaio per lui e per quei venezuelani rappresentati dal suo pensiero.

“Tutta la mia famiglia è originaria del Venezuela. Mio padre è mancato quando avevo solo sei anni e, così, mia madre si è occupata da sola di me e dei miei due fratelli”.
Inizia così il racconto di un’infanzia che, seppur segnata dalla perdita di un punto di riferimento fondamentale, è trascorsa nella serenità di un paese ancora lontano da ciò in cui poi si sarebbe trasformato.
Tutto, per Luis, cambia nel 1999, dopo l’elezione di Chavez alla presidenza del paese. Tra il 1999 e il 2009, infatti, ogni cittadino venezuelano si sentiva in qualche modo obbligato a prendere posizione: o eri chavista o eri dell’opposizione, esponendosi così ai pericoli di una società organizzata secondo queste regole.“ E’ in quel momento che mio fratello maggiore, decide di lasciare il paese per una vita oltreoceano, in Spagna. È stata una decisione durissima, lasciare tutta la famiglia per un luogo straniero, senza alcun riferimento o solidità economica. Io proseguo la mia vita in Venezuela, dopo pensavo avrei vissuto come prima di me avevano fatto i miei genitori. Nel frattempo, però, la situazione peggiora drasticamente: potevo essere ucciso per un telefono o per un pacco di cibo.

Nel 2016, parto anche io per la Spagna. In Venezuela non si trovava più nemmeno il cibo. Eravamo nel pieno di una crisi finanziaria mista ad una psicosi sociale e alimentare. In famiglia abbiamo iniziato a vivere situazioni molto gravi: durante le proteste contro il governo mio fratello ha rischiato di essere derubato all’interno della sua macchina da uomini armati. A un certo punto ha detto: “Non posso più vivere così. Un giorno mi uccideranno per colpa della macchina”. Così nel 2019 è venuto anche lui in Spagna, portandosi dietro anche mia madre.
È molto triste sentirsi costretti a lasciare il proprio Paese, la propria casa, perché la situazione è così dura da non poterla più sopportare, e perché senti di non appartenere più a quel luogo. Tra il 2010 e il 2020 l’emigrazione ha raggiunto il picco: ogni mese un amico lasciava il Paese. Finisci per guardarti intorno, sentendoti circondato da persone con cui non condividi valori o visioni, e capisci che non appartieni più a quella cultura.
La cosa più dura è essere costretti a lasciare una parte di te. Quando perdi uno zio, una nonna, e non puoi tornare nemmeno per dire addio, è devastante. Io, nel corso di questi dieci anni ho perso due zii e una cugina, diabetica, perché in ospedale non c’erano medicine. È doloroso, frustrante, perché qualcun altro ti ha tolto la possibilità di vivere la tua vita”.

Da quella notte del 3 gennaio, qualcosa sembra aprire uno squarcio in quel dolore. La cattura di Maduro viene percepita come il sollevamento del velo che copriva la sofferenza di un intero popolo.
“Sai quanti ragazzi sono morti durante le proteste? – continua Luis – ragazzi appena diciottenni, uccisi solo perché rifiutavano di omologarsi al regime. Il giorno della cattura l’ho percepito come una liberazione, quasi una forma di giustizia. E’ vero, da moltissimi anni ormai esiste un solo partito: togli Maduro, togli la testa, ma dietro è tutto uguale e so che, anche con nuove elezioni, sarà difficile che le cose cambino davvero. Quando per 25 anni insegni alla gente che avere ambizioni è sbagliato, che devi vivere grazie ai sussidi del governo, che tutto deve esserti dato gratis perché lo Stato ti aiuta, è molto difficile cambiare la mentalità delle persone. Quando vivi pensando sia normale uccidere qualcuno per un telefono, avere un’inflazione del 200% all’anno, essere arrestati se la pensi diversamente, essere uccisi se protesti, quando abitui le persone a vivere così, è difficile tornare indietro. Forse serviranno altri 25 anni per insegnare alle nuove generazioni a pensare e ad agire in modo diverso. Spero che un cambiamento arriverà, so che ci vorranno molti anni, ma dopo quello che è successo poche settimane fa, ho riacquistato la speranza di poter vivere il Venezuela senza paura, senza timore della Guardia Nazionale, sentendomi al sicuro, finamente, a casa.
Capisco chi ha paura di dare potere a qualcuno che ne ha già troppo. Ma per me, e per ogni venezuelano, è molto duro sentire persone concentrate solo su questo, è come se dicessero: “Non mi importa di te, della tua famiglia, dei ragazzi finiti in prigione, delle persone morte durante le proteste al grido di “La lucha de uno va a ser la victoria de muchos”.
Per noi, che soffriamo ogni giorno per questo paese, non è una questione di violazione del diritto internazionale. È una questione di vite umane.
Grazie, Luis.
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Testimonianza autentica che descrive perfettamente lo stato d’animo di chi subisce ed è costretto a vivere altrove.La tua scrittura cattura l’attenzione.Non si può non essere solidali ,il diritto di vivere dove si è nati e dove si vuole costruire il proprio progetto di vita non è sempre garantito, ahimè..
Una testimonianza toccante che mi ha colpita nel profondo. Grazie di aver dedicato il tuo tempo alla lettura di questo pezzo a cui tengo moltissimo!
Parole preziose che dovrebbero far riflettere tutti e che portano, attraverso la consapevolezza del presente, una speranza importante per il futuro.
La speranza è proprio ciò che speravo trapelasse da questo racconto. La commozione del suo protagonista era così forte che non poteva non coinvolgermi, grazie di averlo letto!
Si sente tutto il dolore e il coinvolgimento di Luis! Finalmente un’occasione per lui di poter condividere la sua sofferenza e forse liberarsene un pò!
Ben fatto Marta 🙂
La cosa più bella è poter dare voce a storie così autentiche. Sono felice che Luis abbia scelto di affidarmi una testimonianza così profonda!
Sei riuscita a mettere per iscritto tutta la sincerità e profondità della tematica. Delle parole che arrivano dritto al cuore, grazie!
Spero di poter raccontare sempre più spesso delle storie con un’emotività così profonda. In fondo, scrivere è questo per me!
Sentire la voce di qualcuno che ha vissuto di prima esperienza situazioni che normalmente le persone commentano con tanta leggerezza tra un cappuccino e una brioche fa sicuramente riflettere un po di più. Brava!
Esatto, volevo far emergere proprio questo, il punto di vista di una persona che ha vissuto da vicino situazioni così drammatiche e conosce veramente la realtà di cui spesso si parla a sproposito.