22 Ottobre.

22 Ottobre.

21 Ott, 2026

“Tutto ciò che incontro (una persona, un libro, una storia, due occhi) e che si annida proprio lì, proprio solo dove le parole riescono ad arrivare. Nella convinzione che solo scrivendone alcune cose siano in grado di prendere una forma o, forse, un senso.”

Ottobre 2026.

22 Ottobre, il mio compleanno.

Amo questa giornata e, se il mondo si dividesse a metà, io occuperei quella destinata a chi vuole fare di questa data qualcosa di memorabile.
È così da sempre o, almeno, da che ne ho memoria.
Trentacinque anni sono abbastanza per tracciare un primo bilancio ma, ormai lo sapete, la partita doppia non è più affar mio.
Quindi, nessun dare-avere: la necessità di far quadrare i conti si è estinta già da un po’.
Gli ultimi trecentosessantacinque giorni hanno provato a insegnarmi una lezione che faccio fatica ad assimilare ma che, di certo, ha lasciato un seme dentro di me.
“Chiudere i cerchi”… quanto ne ho parlato. L’ho fatto anche attraverso ciò che ho di più caro, il mio romanzo. L’ho fatto dire a Vittoria, mentre raccontava di sé stessa. Lo ha ripetuto Monica e lo ha sottolineato Paolo. Ogni personaggio ha descritto quello che a lungo mi ha tormentata: la necessità di intravedere la chiusura di ogni cosa, di quelle brutte ma anche di quelle belle.
Nel corso di quest’ultimo anno mi sono interrogata sulle origini di questa urgenza. Una necessità quasi viscerale accompagna il mio bisogno di evitare le questioni in sospeso, i conflitti che non trovano una risoluzione, le frasi lasciate a metà, dove il non detto sembra pesare sempre più di ciò che viene palesato apertamente. I più diranno che sia la conseguenza di una certa mania di controllo che non sembra volermi abbandonare. Un controllo che mi porta a giudicare me stessa con più rigidità di quella che riserverei agli altri e che mi impone di ritrovare un equilibrio solo con la certezza che ogni cosa, persino ogni persona, sia al proprio posto.
E così, la lezione che sto lasciando sedimentare dentro di me è che si possa vivere in equilibrio anche perdendolo un po’.
Che quella chiusura che mi ostino a cercare possa invece lasciare spazio alle crepe, le stesse che mi hanno permesso di scrostare molte delle convinzioni con cui avevo imbiancato le pareti del mio animo e che, grattandone la superficie, hanno liberato più di quanto potessi aspettarmi.
Che, a volte, il coraggio stia proprio lì: nell’assecondare il proprio cammino, per quanto diverso possa essere da quello che ci si era immaginati. Nell’accettare che non tutti i percorsi prevedano le stesse tappe, che alcuni possano essere costellati da intoppi che, per quanto spaventosi sembrino, non saranno mai voragini abbastanza grandi da inghiottirci. Soprattutto se, per evitare di sprofondarci dentro, sapremo aggrapparci a qualcosa in grado di restituirci il senso di ciò che siamo veramente, qualcosa di talmente potente da diventare salvifico, come la scrittura. Per me.
A questa grande, difficile lezione dedico gli ultimi dodici mesi e, soprattutto, quelli che verranno.
Alle strade percorse con passione. Soprattutto a quelle che, per il momento, non sappiamo ancora dove ci porteranno. Nella consapevolezza che, per vivere in equilibrio, bisogna prima accettare di perderlo.
Anche per una Bilancia.

Che ne pensi?

Lascia un commento qui sotto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Non perderti nessuna novità!

Iscriviti alla mia newsletter e resta aggiornato sulle ultime pubblicazioni.